Cos'è l'afasia

“… però io, no … io non sapevo che era diverso, però han capito anche loro che c’era qualcosa che non and… al… allora mi han portato subito la, la, la piemont… la, la, la … come si chiama? ((MIMA L’AMBULANZA)) … laaaa … buansa. Mi han carpiato sotto e niente … subito non riuscivo più aaaa, più a … questo bra... ((TOCCA BRACCIO DESTRO)) … e poiiii … e poiiii va a sapere … non lo so … sono riuscito a … aaaa … mi, mi … ((SI TOCCA LA TESTA))… mi buttavo giù dal terro, cercavo diii, diii, diii notte, diii, diii, diii mat… sciva di farmela tutto, di farmela ((TOCCA LA GAMBA DESTRA)) capire che non … insomma adesso … eeee poco per volta ho com… ho cominciato a… aaaa parl... lavor… che non riuscivo a non scordarmi.”

 

 

“Che lavoro faceva Giovanna?”

“Io?”

“Sì.”

“Un primo, un secondo, un terzo, un quarto, un quinto, un sesto … e poi basta. Il sesto lavoro con mio marito … “

“E che tipo di lavoro faceva?”

“Sono saaa … trentaquaaa … no! Ventidue anni oggi e lavoro … Lo sa cosa fa mio marito?”

“No.”

“Eeeee … Non lo so come dirlo io, devo … parlava bene, non lo so cosa dirlo … io dico cosa fa lui.”

“Va bene!”

“Lui faaa, faaa … ((SOSPIRO)) … tutto lui, tutto lui, tutto lui … cosa fa lei? Non lo so! Lui lo sa, ma io non lo so, ma non lo posso dire ((GESTO AD INDICARE MANCANZA DI PAROLE)) … perché non mi pia… non, non lo so dire cosa faccio … me lo deve dire lei.”

Queste sono persone afasiche.

 

 

 

Il termine “AFASIA” indica un insieme di disturbi del linguaggio e della comunicazione conseguenti a lesioni cerebrali (ictus, traumi cranici, tumori, encefaliti, malattie degenerative). Le patologie che più frequentemente provocano l’afasia sono le malattie vascolari. Si calcola che in Italia ogni anno circa 120.000 persone siano colpite da ictus; di questa circa 40.000 presentano disturbi del linguaggio in fase acuta e almeno 15.000 presentano ancora degli importanti disturbi del linguaggio dopo 1 anno.

I problemi connessi all’afasia sono poco conosciuti (lo stesso termine “AFASIA” è sconosciuto ai più) nonostante interessino un gran numero di persone. Attualmente, in Italia,il numero di persone afasiche in seguito a malattie cerebrovascolari si aggira intorno a 150.000; a queste si debbono aggiungere le persone che presentano disturbi del linguaggio in seguito ad altre patologie.

 

Qualunque sia la loro eziologia, le lesioni interessano diverse reti neurali, corticali e/o sottocorticali. Queste lesioni, se coinvolgono le strutture deputate alla funzione linguistica, orale e scritta, impediscono di utilizzare il linguaggio in maniera efficace.

I disturbi afasici assumono forme diverse.

In alcune persone le parole diventano difficili da trovare: a volte non vengono (anomie), a volte vengono usate parole sbagliate per riferirsi a qualcosa (es. “ospedale” anziché “ambulanza). Altre voltele parole vengono fuori in modo confuso (es. “tevelisione” anziché “televisione”). In altri casi le parole sono relativamente semplici da trovare, ma non possono essere inserite in frasi grammaticalmente corrette e di conseguenza l’eloquio assomiglia a un telegramma (es. “Ambulanza … mattina … lunedì”). Vi sono persone in cui è danneggiata la capacità di scrivere; analogamente in alcuni casi è danneggiata la comprensione delle parole udite, in altri la comprensione delle parole lette.

L’afasia presenta livelli diversi di gravità, ma la maggior parte dei pazienti perde la capacità di comunicare anche le più semplici esigenze della vita quotidiana.

Per queste persone il disturbo del linguaggio è il principale impedimento ad una vita “normale”.

Pur conservando spesso intatte le proprie funzioni intellettive, l’afasico ha difficoltà a trovare le parole al momento giusto, a comprendere quello che gli viene detto, a leggere un giornale, a scrivere, a rispondere al telefono.

La perdita della capacità di comunicare con gli altri ha delle gravi ripercussioni sull’autonomia della persona afasica e sul suo equilibrio emotivo e sociale.

A causa delle sue difficoltà comunicative la persona afasica spesso “scompare”: non interagisce più con i propri cari, non viene reinserita nell’ambiente lavorativo, si esclude, o viene esclusa, dalla vita sociale.

Conseguentemente, l’afasico rimane isolato nella sofferenza: vive in quanto individuo malato, perdendo la sua globalità. Anche le persone che gli stanno intorno vivono, in maniera traumatica, la perdita di “quello di prima”.